Un approccio integrato per combattere la violenza di genere in Niger

 

In Niger, il paese con il più alto tasso di natalità (6.2 bambini per donna[1]) e di prevalenza di matrimoni precoci al mondo (76% delle ragazze si sposano prima dei 18 anni, e 28% prima dei 15 anni[2]), le violenze basate sul genere (VBG) sono un fenomeno fin troppo comune. Secondo uno studio del 2021 indetto dal Ministero della Promozione della Donna e della Protezione dell’Infanzia, oltre il 38% delle donne nigerine è sopravvissuta alla violenza[3], mentre altri rapporti della società civile attestano dati ancora più allarmanti (63%)[4].

“Il principale teatro di produzione [delle VBG] è l’ambito famigliare” – spiega Safiatou Tamponné, Direttrice della promozione della leadership femminile presso il Ministero. Si tratta di un insieme di cause tra cui “la notevole differenza di età tra i coniugi; il rapporto disuguale di potere; l’assenza di leggi specifiche contro le VBG; la mancanza di una effettiva implementazione delle leggi esistenti”[5].

Altre organizzazioni della società civile identificano, ancor prima, una matrice di tipo socio-culturale con radici nella tradizione e nella religione: le VBG non sono identificate come una violazione di un diritto umano, ma come un diritto proprio all’uomo in quanto marito o padre; il problema rimane incompreso o normalizzato, lasciando alle donne poche speranze.

A ciò si aggiunge poi il debolissimo ruolo della donna nei processi economici, quella che Medeiros e Costa definiscono la tendenza alla “femminizzazione della povertà”[6]: solo il 4.6% dei nuclei famigliari con un capofamiglia donna in Niger è proprietario di terre coltivabili[7]. La terra e il lavoro appartengono all’uomo e, senza un uomo, una donna può difficilmente sperare di mantenere un’attività economica. Rimangono emblematici i casi di vedove o mogli abbandonate, obbligate a ritornare alle proprie famiglie di origine o – se ripudiate – a vivere della carità altrui.

                                                           

In un quadro di tale complessità, l’approccio richiesto per combattere le VBG è multi-dimensionale e integrato. La strategia messa in campo dal governo, dalla società civile e dalla cooperazione internazionale combina la protezione delle donne sopravvissute alla violenza, la sensibilizzazione delle comunità – a partire dalle donne stesse – sui diritti delle donne, e l’empowermentsocio-economico di queste ultime. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza da parte delle donne sui diritti di cui godono, fornendo loro gli strumenti per cercare aiuto quando lo necessitano e diminuire la propria dipendenza dalla figura maschile – tradizionalmente e legalmente a capo del nucleo famigliare.

Tale approccio è sposato da AICS nell’ambito del programma “Iniziativa di emergenza a favore delle popolazioni vulnerabili delle regioni di Tahoua e Tillabéry”, affidato all’operato delle OSC italiane ACRA, CISV, CISP, Intersos e CBM. In queste regioni, la gestione delle problematiche legate alla violenza di genere è complicata dall’intensificarsi degli episodi di violenza armata e dall’aumento della popolazione sfollata che ha messo a dura prova il sistema sanitario. Secondo una valutazione dei bisogni condotta dalle OSC di progetto, esistono pochi servizi specializzati nel trattamento sanitario, nelle cure psicosociali e nell’appoggio giuridico alle sopravvissute alla VBG; il personale medico in loco dichiara di non essere in possesso degli strumenti (kit PEP e altre forniture mediche), né delle competenze per assistere i casi di violenza di genere. Ciò si aggiunge a problemi preesistenti quale la stigmatizzazione delle VBG e la normalizzazione (radicata nella superstruttura religioso-tradizionale) dei matrimoni precoci e forzati, l’omertà da parte delle sopravvissute stesse, la prevalenza di sistemi extragiudiziali di risoluzione del problema (spesso incarnata in strutture patriarcali quali il capo villaggio o il consiglio degli anziani). Tutto ciò scoraggia le persone sopravvissute alla VBG a rivolgersi ai centri di salute per chiedere aiuto.

In questo difficile contesto, l’OSC Intersos – insieme a CISP e CBM – interviene attraverso un’azione olistica che comprende il rafforzamento delle capacità degli agenti dei Centri di Salute Integrati (CSI), la creazione di comitati di protezione, l’assistenza ai bisogni medici, psicosociali, educativi e socioeconomici delle vittime di violenza, ed una serie di campagne di sensibilizzazione sulle norme comportamentali che raggiungono 3.500 donne e uomini in 21 villaggi. Secondo l’OSC, il meccanismo più efficace di risposta alle VBG si è rivelato essere la riabilitazione di spazi sicuri e conviviali, che permette alle donne di accedere con sicurezza all’informazione e sviluppare una rete di supporto per contrastare i meccanismi di esclusione e stigmatizzazione che spesso fanno seguito alle VBG. “Grazie al lavoro di sensibilizzazione delle comunità e delle donne vittime di violenza, vediamo che le donne cominciano a prendere coscienza del problema e denunciare i casi di violenza” spiega l’agente di salute Fati Youra Saga. Si tratta di un importante lavoro di squadra, “insieme possiamo salvare delle vite”.

                                                         

In parallelo, il progetto “Donne in Azione”, implementato da ACRA in partenariato con CISV Onlus e Mooriben, risponde all’aumentata richiesta di accesso al cibo, rafforzando la ownership delle donne nei processi di produzione alimentare. “L’approccio integrato” spiega la nutrizionista di progetto “permette di aumentare l’autonomia delle donne e, al contempo, garantire un’adeguata nutrizione al proprio nucleo famigliare”. Tra le attività, il progetto prevede la distribuzione di kit agricoli composti da materiale per la produzione, sementi e bestiame per 400 donne vulnerabili. Come testimonia una beneficiaria anonima di progetto, “grazie ai kit agricoli distribuiti, possiamo godere dei frutti del nostro lavoro in campagna, in particolare durante la stagione delle piogge. Lo scorso anno le piogge sono state davvero scarse e così è stato anche il nostro raccolto. Quest’anno invece riusciremo a produrre abbastanza cereali anche per far fronte al periodo delle piogge”.

Attraverso queste iniziative, la Cooperazione italiana sta aiutando le comunità target e oltre 12.000 donne nella prevenzione delle VBG, l’assistenza diretta a sopravvissute alla violenze ed il supporto all’autonomizzazione socio-economica di donne in condizione di vulnerabili. Si tratta, chiaramente, dell’inizio di un lungo processo di rafforzamento e empowerment delle donne che richiederà, per la sua riuscita, il pieno coinvolgimento di tutte le istanze sociali e politiche del paese.

 

Pierpaolo Crivellaro, Communication Officer – AICS Ouagadougou 

Foto: Intersos Niger e ACRA Niger 

 


[1] Enquête Nationale sur la Fécondité et la Mortalité des enfants de moins de cinq (5) ans, (ENAFEME 2021). Retrieved online from: https://www.stat-niger.org/wp-content/uploads/rapport_enquete/ENAFEME_NIGER_20201_FINAL_REPORT.pdf

[2] UNICEF Africa (2018). Le mariage des enfants en Afrique de l’Ouest et du Centre. Retrieved online from: https://www.unicef.org/wca/sites/unicef.org.wca/files/2018-11/UNFPA-WCARO-UNICEF_FR_final.pdf

[3] Agence Nigérienne de Presse (26/10/2021). Niger: plus de 38% des femmes victimes de violences basées sur le genre. Retrieved online from: http://www.anp.ne/article/niger-plus-de-38-des-femmes-victimes-de-violences-basees-sur-le-genre-en-2021-etude

[4] Analyse selon genre Niger, ICE, 2017, p.27

[5] Agence Nigérienne de Presse (26/10/2021). Niger: plus de 38% des femmes victimes de violences basées sur le genre. Retrieved online from: http://www.anp.ne/article/niger-plus-de-38-des-femmes-victimes-de-violences-basees-sur-le-genre-en-2021-etude

[6] Medeiros, M. e Costa, J. (2008). Qu’entendons-nous par “féminisation de la pauvreté”? In International policy centre for inclusive growth.

[7] Analyse selon genre Niger, ICE, 2017, p.24

Burkina Faso: Colpo di stato e la crisi di #Djibo

Provincia dello Soum, Burkina Faso [0]

Nelle ultime settimane, il colpo di stato in Burkina Faso consumatosi tra venerdì 30 settembre e domenica 02 ottobre ha catturato l’attenzione delle principali testate del globo. Si tratta difatti del secondo colpo di stato in otto mesi - il terzo includendo un tentativo fallito a inizio anno – che si iscrive in una più ampia dinamica di instabilità politica e transizione militare nel Sahel, dovuta, in gran parte, alla crescente insicurezza regionale. La presenza di gruppi armati non-statali, attivi in Burkina Faso dal 2015, si è sommata a sfide preesistenti quali gli alti livelli di povertà della popolazione, la mancanza di opportunità per i giovani ed il progressivo degradarsi del suolo a causa anche dei cambiamenti climatici, portando ad un notevole deterioramento della situazione. Ad oggi, il numero degli sfollati interni nel paese supera gli 1.5 milioni di individui[1] e, secondo le stime della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO), oltre 40% del territorio nazionale è fuori dal controllo dello Stato[2]. Incapace di offrire una risposta efficace a questa situazione complessa, il governo di Roch Marc Christian Kaboré è stato deposto dai militari nel gennaio 2022 e rimpiazzato, prima dal Luogotenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, ora dal Capitano Ibrahim Traoré. Entrambi gli uomini forti hanno promesso alla nazione, durante le rispettive prese di potere, di combattere il terrorismo, riconquistare l’integralità del territorio nazionale e garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

Se quello della sicurezza è il primo e principale punto dell’agenda del nuovo uomo forte burkinabé, la scintilla scatenante di questo secondo colpo di stato si è rivelato essere l’attacco di lunedì 26 settembre ad un convoglio di 150 camion, carichi di derrate alimentari e rifornimenti sotto scorta militare, diretto verso la città di Djibo, nella regione del Sahel. L’attacco terroristico, avvenuto nella località di Gaskindé, a una ventina di chilometri da Djibo, costituisce l’ennesima ferita inflitta alla popolazione della città saheliana, che vive ormai da febbraio sotto il blocco di gruppi armati terroristici. 27 i morti tra i militari, e tra i cinquanta ed i cento il bilancio delle vittime civili. Senza rifornimenti, la popolazione della città si è trovata a dover ben presto fare i conti con l’esaurimento delle scorte di cibo, acqua, carburante, medicine ed altri beni di prima necessità; già lunedì 03 ottobre giungevano le notizie dei primi otto bambini morti di fame nelle strade di Djibo[3]. L’hashtag #Djibo ha rapidamente cominciato a circolare sui Social Media, trasmettendo la richiesta di inviare rifornimenti tramite un ponte aereo tra la capitale burkinabé e la città saheliana. Il primo carico di rifornimenti organizzato dai militari è giunto a Djibo martedì 04 ottobre[4], il giorno dopo quello organizzato dalle Nazioni Unite[5]. Tali azioni hanno permesso di portare un primo sollievo alla popolazione di Djibo in situazione di estrema necessità, ma i bisogni rimangono altissimi. Secondo la Coordinatrice Residente delle Nazioni Unite in Burkina Faso Barbara Manzi, “i rifornimenti per via aerea rimangono insufficienti per rispondere ai bisogni di oltre 300.000 persone; è essenziale aprire una via terreste sicura”[6].

 

                                           

Il quadro di Djibo è particolarmente complesso. Negli ultimi tre anni la popolazione di Djibo è cresciuta da circa 30.000 persone nel 2019 a oltre 300.000 oggi - 360.000 secondo alcune stime[7]. L’aumento esponenziale della popolazione è dovuto soprattutto all’afflusso di sfollati interni e di rifugiati provenienti dal Mali e dal Niger. La regione burkinabé del Sahel costituisce, insieme alle zone di confine del Mali e del Niger, la regione transfrontaliera del Liptako Gourma, uno degli epicentri della crisi umanitaria e migratoria in Africa. L’incrementata pressione sulle risorse a disposizione, già limitate, ha subito un’ulteriore scossa all’inizio del 2022. Da circa sette mesi, l’accesso alla città è bloccato e le vie di Djibo sono infiltrate dai gruppi armati. Ne sono derivati pesanti ritardi e limitazioni per quanto riguarda l’offerta e l’accesso ai servizi ed il mercato di beni di prima necessità (cibo, acqua, medicine, carburante). Oltre 354.000 persone nella provincia dello Soum vivono senza accesso all’acqua[8]. Le infrastrutture di approvvigionamento della città si sono trovate a più riprese sotto attacco e le comunicazioni telefoniche sono state bloccate vari mesi fa, costringendo gli abitanti e gli operatori umanitari a utilizzare sistemi alternativi. L’attacco di Gaskindé, che ha messo a rischio immediato la vita di migliaia di persone vulnerabili a Djibo (bambini, donne incinta, donne allattanti, malati), ha posto al centro dell’opinione pubblica l’urgenza di trovare una soluzione alle gravissime condizioni di vita in cui si trova la popolazione di Djibo da più mesi.

La comunità umanitaria, composta dal sistema delle Nazioni Unite, dalle ONG internazionali, e dalle diverse espressioni della società civile locale, è attiva su questo fronte da più anni. Con l’aggravarsi della situazione, l’azione degli operatori umanitari si è consolidata ed ha raggiunto un notevole livello di coordinamento, interno ed esterno, che ha permesso di ottimizzare l’efficacia degli aiuti e l’accettazione degli interventi da parte della realtà locali - un mosaico complesso e sfaccettato.

Uno dei principali attori della Cooperazione italiana attivi sul fronte di Djibo è l’ONG WeWorld-GVC, che fornisce - in coordinamento con il WFP - servizi di cash assistance e electronic voucher che permettono alla popolazione di Djibo di acquistare beni di prima necessità. In parallelo, l’ONG svolge alcune attività di resilienza, principalmente Cash4Work e la realizzazione di orti urbani, con l’obiettivo di fornire un complemento ai fabbisogni alimentari della popolazione in difficoltà. Dal 2021, circa 31.000 sfollati accolti a Djibo hanno ricevuto assistenza alimentare da parte di WeWorld-GVC e circa 1.000 nuclei familiari hanno partecipato ai programmi di resilienza.

 

“La nostra metodologia si basa sullo e-voucher, che ci permette di collaborare direttamente con i commercianti locali, i quali, su base volontaria, decidono di sottoscrivere con noi un contratto con cui entrano a far parte del nostro progetto. È un meccanismo che ha un impatto positivo sia sui beneficiari che sul mercato di Djibo. […] L’assalto al convoglio a Gaskindè ha messo in ginocchio i mercati a Djibo, che hanno esaurito i loro stock e di conseguenza la popolazione non ha più nulla da acquistare” - Boureima Ramde, capo base presso l’ufficio di WeWorld-GVC a Djibo.

 

“Al momento non ci sono viveri in città, la nostra unica ancora di salvezza sono i convogli, che non arrivano più” racconta Azèta Zorome, sfollata interna proveniente da Kelbo. “Dal 2020 beneficio esclusivamente dell’assistenza alimentare di WeWorld-GVC, dopo l’arresto forzato delle loro attività siamo obbligati a recarci ogni mattina nella macchia per raccogliere delle foglie (dette sougouda) per nutrire i nostri bambini, esponendoci ai rischi di rapimento e violenza. La nostra unica speranza risiede nei rifornimenti che da due anni ci arrivano grazie a WeWorld-GVC e speriamo che presto arrivi un convoglio che permetta loro di riprendere le attività”.

Secondo Francesco Dal Pra, Rappresentante Paese di WeWorld GVC, “il quadro operativo a Djibo è estremamente complesso. L’accesso alla città e i meccanismi di approvvigionamento sono limitati; il sistema sociale di gestione della crisi è diviso e ramificato e comporta un notevole livello di coordinamento con tutti gli attori implicati e, infine, l’enorme insicurezza, fuori e dentro Djibo, crea un timore generale sia legato alla sicurezza individuale, sia alle aspettative legate a possibili soluzioni alla crisi generale. Nonostante ciò, la comunitaria umanitaria rimane determinata nel proseguire il proprio mandato e lavorare in stretto coordinamento per identificare gap e intervenire dove serve. Per quanto riguarda WeWorld-GVC, il nostro approccio consiste nel fornire assistenza alimentare e stimolare soluzioni a livello familiare che possano permettere alle famiglie di sovvenire ai bisogni più impellenti e, attraverso gli interventi di resilienza, sostenere un percorso di autonomia che porti le persone coinvolte a essere attori protagonisti, e non ricettori di aiuti, al fine di soddisfare i loro bisogni”.

 

L’azione di GVC costituisce – nelle parole del Direttore regionale di AICS Ouagadougou Domenico Bruzzone – “un chiaro esempio dell’efficacia, della rapidità e della concretezza degli aiuti italiani in contesti di emergenza, tra cui la zona delle tre frontiere rappresenta certamente una delle istanze più preoccupanti. Nel corso degli ultimi due anni abbiamo avuto modo di finanziare numerose iniziative del Programma Alimentare Mondiale in Burkina Faso, per un totale di €6.500.000, e di contribuire così a rispondere ai bisogni più urgenti di circa 235.000 persone. Il quadro della situazione non fa che aggravarsi, ma rimaniamo fiduciosi che attraverso uno sforzo comune ed un coordinamento ottimale tra forze governative, attori umanitari e della società civile, e la cooperazione internazionale, possiamo contribuire a identificare soluzioni che soddisfino bisogni immediati, ma andando aldilà della prima emergenza, che permettano alle persone affette da questa crisi atroce e senza precedenti in questa parte del mondo di costruire le basi per immaginare un futuro, di convivenza e pace. Un futuro che qui appare ogni giorno più lontano; e allora, mai come in questo tempo, e in questo posto, vale la riflessione di Ortega y Gasset: ‘abbiamo solo la nostra storia ed essa non ci appartiene’.”

Pierpaolo Crivellaro

                    


WeWorld GVC è uno degli attori della Cooperazione italiana attivi in Burkina Faso, partner di WFP e membro del Coordinamento delle OSC Italiane in Burkina Faso (COIB). AICS Ouagadougou interviene nella regione del Sahel da più anni attraverso vari programmi a sostegno del WFP, tra cui “assistenza nutrizionale alle popolazioni vulnerabili delle regioni di Sahel e Centro Nord in Burkina Faso – AID 12060” e “l’intervento di “assistenza umanitaria e di recovery  delle popolazioni sfollate e delle famiglie ospitanti in Burkina Faso – AID 12230”, ed il programma bilaterale a beneficio del Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Animali e Alieutiche “Rafforzamento della Resilienza delle Popolazioni a fronte dell’Insicurezza Alimentare nelle regioni del Centro-Nord e del Sahel – AID 11005”.

Media e Voci della Migrazione in Africa Occidentale e Centrale

 

Niamey, 06-08 settembre 2022

Tra il 6 e l’8 settembre 2022 si è tenuta, al Palazzo dei Congressi di Niamey, la Conferenza Regionale Media e Voci della Migrazione in Africa Occidentale e Centrale organizzata dal Ministero della Comunicazione e delle Relazioni Istituzionali del Niger e l’Ufficio Regionale di Dakar dell’UNESCO. La conferenza segna la chiusura del progetto “Autonomizzare i giovani in Africa attraverso i media e la comunicazione”, finanziato da AICS attraverso il Fondo Africa del 2016 del MAECI e implementato da UNESCO. L’azione si inserisce in uno dei principali assi di intervento della Cooperazione italiana nel Sahel, la creazione di opportunità economiche e di alternative al cammino della migrazione irregolare.

Nell’arco dei tre giorni, la Conferenza ha portato insieme i rappresentanti diplomatici ed i principali professionisti e esperti degli ecosistemi mediatici degli otto paesi di intervento del progetto - Camerun, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Mali, Niger, Nigeria e Senegal – fornendo una formidabile piattaforma per lo scambio di idee, esperienze e best practices. Scopo della Conferenza: garantire l’accesso ad un’informazione completa e di qualità sulla migrazione e promuovere i percorsi di migrazione regolare ed il rispetto dei diritti e della dignità delle persone migranti. Nello specifico, la Conferenza ha permesso di intavolare una serie di dibattiti sulle modalità, priorità e raccomandazioni per lo sviluppo di narrative diversificate, inclusive, non stereotipate e “autoctone” sul tema della migrazione, sulla lotta alla disinformazione, e sulle sfide affrontate dai media in tutta la regione.

Come è emerso dai dibatti, troppo spesso purtroppo le storie di migrazione si limitano a focalizzarsi sulle tragedie, sull’illegalità, sulla vittimizzazione, o peggio sulla demonizzazione del migrante, finendo per disumanizzare la figura e la storia umana dietro a ogni percorso migratorio. La migrazione rimane però un fenomeno complesso e sfaccettato, ricco di sfide e difficoltà, ma anche di successi e speranze. Solamente assicurando una copertura informata, completa, sfaccettata e non stereotipata del fenomeno i media possono garantire la diffusione di un’informazione di qualità sulla migrazione – un’informazione che possa permettere ad ogni individuo di intraprendere una scelta ben ponderata ogni volta che il cammino della migrazione si presenta come opzione.

Durante il primo giorno della Conferenza, AICS ha partecipato e contribuito, insieme al Ministro della Comunicazione e delle Relazioni Istituzionali del Niger SE Mahamadou Laoualy DAN DANO, alla Direzione Regionale di UNESCO e agli Ambasciatori degli otto paesi di intervento di progetto, all’approvazione della Dichiarazione di Niamey - documento che sancisce l’impegno di tutti gli stakeholder presenti nel sostenere lo sviluppo di un ecosistema favorevole allo sviluppo di un approccio giornalistico al tema della migrazione con i caratteri sopra citati.

Nel corso della Conferenza, si sono tenuti una serie di dibattiti tematici, in sessione plenaria ed in gruppo, che hanno portato alla stesura di un piano di azione e di una lista di raccomandazioni che sarà condivisa e adottata a livello regionale.

 

L’Ospedale Pediatrico “Gianna Gaslini” in missione in Burkina Faso

Ouagadougou, 28 giugno - 02 luglio 2022

 

Tra il 28 giugno e il 2 luglio 2022, AICS Ouagadougou ha accolto una delegazione in visita in Burkina Faso dell’Ospedale Pediatrico Istituto Giannina Gaslini di Genova, eccellenza italiana nell’ambito della pediatria e delle specialità pediatriche: il dott. Ubaldo Rosati, responsabile della cooperazione internazionale per la Direzione dell’Istituto, e il dott. Luca Ramenghi, direttore del reparto neonatologia e del dipartimento materno-infantile.

Attraverso diverse visite alle strutture operanti nel paese, e incontri con esperti e rappresentanti delle organizzazioni internazionali attive nei settori della salute e della nutrizione, la missione ha permesso di tracciare un panorama dello stato dei servizi medici e pediatrici a disposizione della popolazione e dei bisogni che sussistono nel Paese ed in particolare nella capitale Ouagadougou, con la prospettiva di identificare eventuali percorsi e modalità per una partecipazione attiva da parte della struttura genovese in Burkina Faso.

Durante una operosa settimana, si sono susseguiti visite di grande importanza all’Ospedale pediatrico Charles de Gaulle, all’Ospedale San Camillo di Ouagadougou, al Centro Ospedaliero Universitario di Bogodogo, al Laboratorio CERBA, al Centro d’Accoglienza Notre Dame de Fatima (CANDAF) ed alla rappresentanza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in Burkina Faso. Di particolare importanza l’incontro con il Ministro della Salute e dell’Igiene Pubblica, SEM Dr Robert Lucien Jean-Claude KARGOUGOU; lo scambio con lo staff e la rappresentanza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in Burkina Faso; e la riunione con le OSC italiane attive nel settore della salute.

Il Capo Missione Andrea Romussi e il Direttore Regionale di AICS Ouagadougou, Domenico Bruzzone, si sono detti soddisfatti dell’andamento della missione, che ha permesso di toccare con mano la realtà concreta delle infrastrutture e dei servizi pediatrici attivi nel paese, e verificare le opportunità di collaborazione con l'Istituto Gaslini.  In linea con la strategia nazionale di AICS per il Burkina Faso, la Cooperazione italiana è pronta a sostenere percorsi di partecipazione di strutture d’eccellenza italiana al settore salute e lotta alla malnutrizione e della pediatria perinatale nel quadro del proprio partenariato tradizionale, e nel quadro di nuove formule con istanze di eccellenza in Italia.

Visita ai centri di accoglienza UNHCR in Niger

Niamey e Maradi, 7-10 giugno 2022

Nell’ambito degli interventi di assistenza umanitaria sostenuti da AICS Ouagadougou a beneficio delle popolazioni colpite dal contesto di insicurezza regionale in Niger, una missione è stata organizzata per visitare i centri di accoglienza gestiti da UNHCR Niger grazie, in parte, al finanziamento della Cooperazione italiana. La missione si è svolta nell’arco di 4 giorni, tra il 7 ed il 10 giugno, nelle regioni di Niamey e Maradi, toccando il centro di rifugiati di Hamdallaye ed i “villaggi d’opportunità” (VO) a Garin Kaka, Dan Dadji Makaou e Chadakori, con la partecipazione di Riccardo Capocchini, Coordinatore Programmi Umanitari AICS, Veronica Marcon, Assistente AICS per i programmi umanitari, ed una delegazione di UNHCR, di cui faceva parte anche Kahilo Jose Katunda, Vice-Rappresentante. La missione ha permesso di seguire lo stato di avanzamento dei progetti implementati da UNHCR in Niger su finanziamento italiano, in particolare “Emergency protection and basic needs response intervention for Nigerian refugees in Maradi, Niger – AID 12058”, “Protection response for refugees and host populations in the Maradi region – AID 12306” e “Protection response for refugees, internally displaced persons and host communities in Central Sahel (Niger) – AID 12361”.

 

Durante il primo giorno, la delegazione ha visitato il centro di rifugiati d’Hamdallaye che attualmente ospita 467 rifugiati di provenienza etiope, eritrea e sudanese, evacuati dalla Libia attraverso il meccanismo di transito d’emergenza (MTE) o trasferiti dal centro di rifugiati di Agadez. I servizi e le attività offerti nel campo includono sostegno psicologico, formazione professionale e corsi di lingua. Il campo è equipaggiato con un campo sportivo, centri di animazione, aule studio, un centro di salute, un centro di formazione e un parco giochi per l’infanzia. 80 abitazioni in muratura sono state recentemente costruite per ospitare i rifugiati che attualmente vivono nelle Refugees Housing Units (RHU).

 

In seguito alla visita a Niamey, la missione si è spostata a Maradi. Dopo una calorosa accoglienza da parte delle autorità locali, l’équipe ha visitato i “villaggi d’opportunità” (VO) realizzati da UNHCR, situati ad una distanza sicura (almeno 50km) dal confine, in prossimità alle comunità pronte ad accogliere i rifugiati. Al momento, 3.972 famiglie di rifugiati sono ospitate nelle VO (7.919 persone nel villaggio di Chadakori, 5.434 a Dan Dadji Makaou e 4.360 a Garin Kaka). Il contributo dello stato italiano ha permesso di migliorare le strutture di salute, consentendo la costruzione e l’equipaggiamento di un centro di salute integrato (CSI) di tipo II in ogni VO. Grazie ai fondi stanziati dall’Italia, oltre 81.000 persone nelle comunità di intervento hanno potuto accedere ai servizi sanitari di base tra il 2020 e il 2021, tanto i rifugiati (54%) che le comunità ospitanti (46%). L’azione finanziata da AICS interviene anche nell’accesso all’educazione per i minori rifugiati, concretizzatosi nella realizzazione di 6 aule a Dan Dadji Makaou, e nell’accesso ad alloggi sicuri per i rifugiati, che dispongono oggi di 266 casette in muratura.

 

Durante le visite, la delegazione di AICS ha avuto l’opportunità di incontrare le comunità di rifugiati nigeriani che hanno beneficiato del sostegno della Cooperazione italiano. Le donne hanno condiviso le loro esperienze e richieste in merito al raggiungimento di una maggiore autonomia economica e al miglioramento dell’accesso ai servizi di salute. Gli uomini hanno esposto le loro preoccupazioni in merito alla mancanza di terre disponibili per l’agricoltura, principale fattore limitante per l’autonomizzazione dei rifugiati. Ciò nonostante, due fattori hanno facilitato l’integrazione tra le comunità di rifugiati e ospitanti: il ruolo dei capi di circoscrizione e la collaborazione con le autorità religiose delle due comunità.

Al termine delle visite di terreno, sono state organizzate due riunioni di debriefing con i partner per identificare le principali sfide nell’esecuzione dei progetti: le condizioni di sicurezza, la coordinazione con la fitta rete di attori coinvolti, l’accesso alla terra per i rifugiati, gli ostacoli culturali alla raccolta di informazioni sulle violenze di genere e sulla protezione dell’ambiente.

Ringraziando UNHCR ed i partner locali per l’organizzazione della visite e il lavoro svolto, il coordinatore dei programmi umanitari di AICS ha espresso pieno apprezzamento per le buone pratiche osservate, soprattutto il buon livello di integrazione tra le comunità, l’impegno dello stato nella presa in carico dei salari di parte del personale e la buona coordinazione tra i partner coinvolti nell’esecuzione delle attività, reiterando la necessità di sostenere un impegno continuo a beneficio dei rifugiati nella regione.

Foto:  UNHCR Niger

 

 

 

 

Forum Nazionale sui Media e sulla Migrazione in Niger

Niamey, 14-15 giugno 2022

Martedì 14 e mercoledì 15 giugno 2022, una delegazione di AICS Ouagadougou ha partecipato al Forum Nazionale sui Media e la Migrazione in Niger, organizzato dal Ministero della Comunicazione e delle Relazioni Istituzionali e da UNESCO, nell’ambito del progetto “Autonomizzare i Giovani in Africa attraverso i media e la comunicazione”, finanziato da AICS.

Il forum ha mobilitato i principali esperti e professionisti dell’ecosistema mediatico nigerino per avviare una riflessione sui mezzi e modalità per sviluppare un sistema di narrative diversificate e non stereotipate sulla migrazione nella regione. Come il Ministro della Comunicazione Mahamadou Lawaly Dan Dano ha osservato durante la cerimonia d’apertura del forum, i media ed i diversi canali di comunicazione, tra cui i social media, giocano un ruolo fondamentale nella decisione di ciascun individuo e ciascuna famiglia ad intraprendere il cammino della migrazione. Purtroppo, la rappresentazione del fenomeno migratorio nei media nigerini e regionali, come molti hanno sottolineato, è spesso influenzata e deformata da una serie di narrative, come l’eccessiva vittimizzazione, semplificazione o drammatizzazione delle storie di migranti o l’insistenza su una sola rotta di transito – quella diretta verso le sponde del Mediterraneo – risultante della tendenza a perpetrare delle narrative create all’esterno della regione che riflettono punti di vista e interessi differenti, spesso poco informati delle dinamiche in Niger. Il Forum intende dunque contribuire alla definizione di raccomandazioni e di un piano d’azione con l’obiettivo di facilitare un’effettiva riappropriazione delle narrative.

I lavori di gruppo che si sono succeduti nel corso dei due giorni hanno permesso di delineare delle importanti osservazioni e raccomandazioni, organizzate su tre assi:

  1. La necessità di rafforzare le capacità degli attori nel settore, a livello della formazione, della logistica e delle risorse umane, per mettere una stabilizzazione della professione del giornalista;
  2. L’importanza di facilitare l’accesso all’informazione – una delle maggiori sfide evocate dai partecipanti – e di lottare contro il fenomeno della disinformazione;
  3. Le misure intese a favorire una diversificazione delle narrative sulla migrazione.

 

Secondo il Communication Officer AICS, Pierpaolo Crivellaro, il sostegno della Cooperazione italiana al settore s’inscrive nell’asse della creazione di impiego e di percorsi professionali, principalmente per i giovani e le donne. La lotta alla migrazione irregolare è possibile solamente attraverso un’effettiva creazione di opportunità economiche nei paesi di partenza e di transito dei flussi migratori, per permettere agli individui e alle famiglie vulnerabili di prendere una decisione non obbligata.

Allo stesso modo, i media, la cultura e l’arte offrono una piattaforma potente per presentare opinioni e storie diverse e permettere ad ogni persona di ben ponderare la propria scelta. È dunque cruciale che la narrazione della migrazione sia multiforme e sfaccettata, che includa tutti i suoi aspetti, le difficoltà, i drammi, la lettura securitaria, ma al contempo la natura storica del fenomeno migratorio nell’identità nigerina, le storie di successo, le esperienze della diaspora e dei migranti di ritorno. La pluralità di storie e narrative gioca un ruolo chiave nel superamento di una lettura monolitica e prevenuta della tematica. Tale pluralità deve includere, in primis, la lettura di genere, spesso invisibile nelle storie di migrazione.

Alla conclusione del Forum, il Coordinatore di Progetto dell’UNESCO Joshua Massarenti ed il Presidente della Commissione Nazionale Nigerina per l’UNESCO e l’ISESCO Ibrahim Natatou si sono detti soddisfatti dell’andamento del Forum, che ha permesso di formulare ed incorporare le diverse raccomandazioni in una lista che sarà sottoposta alla Conferenza regionale sui media e sulla migrazione in Africa Occidentale e Centrale, che si terrà a Niamey a settembre 2022.


Reportage ORTN  | Articolo Agence Nigérienne de Presse |  Articolo Agence Nigérienne de Presse | Articolo Le SahelTV 5 Monde